Raccolto per anni con poca manutenzione scegli il rabarbaro in giardino
Il rabarbaro è una perenne longeva e molto resistente, capace di cavarsela anche in posizioni fredde senza richiedere grandi cure. Ogni primavera ributta e, stagione dopo stagione, forma un cespo vigoroso di foglie che può arrivare a circa 1,5 metri di larghezza o più, quindi ha bisogno di spazio. In inverno la parte aerea si ritira, le foglie seccano e in primavera compaiono nuovi piccioli. Si raccolgono proprio i piccioli fogliari, soprattutto in primavera e a inizio estate.
Il sapore del rabarbaro varia in base alla varietà e all’età dei piccioli: talvolta è marcatamente acidulo, altre volte sorprendentemente più delicato. In cucina si usa spesso come se fosse un frutto, ma dal punto di vista botanico è una verdura. Tradizionalmente finisce in torte e crumble, ma funziona benissimo anche nei chutney o come componente pungente di salse.
Con il rabarbaro la pazienza è fondamentale. Nel primo anno dopo l’impianto non si dovrebbe raccogliere nulla, nel secondo solo in modo molto limitato, per permettere alla pianta di irrobustirsi. Solo dalla terza stagione è opportuno raccogliere con regolarità; nello stesso periodo è sensato prelevare al massimo circa un terzo dei piccioli, così da lasciare abbastanza foglie per la crescita successiva.
Scelta della varietà in base a colore, sapore e metodo di coltivazione
Le varietà differiscono nel colore dei piccioli, dal rosso rubino intenso al rosa fino a tonalità più chiare con sfumature verdi. Ci sono differenze anche nella vigoria, nella dolcezza, nell’epoca di raccolta e nell’attitudine alla forzatura. Se volete coltivare il rabarbaro in vaso, conviene scegliere un tipo più compatto, che non richieda spazio eccessivo. Per la forzatura invernale, invece, sono adatte le varietà precoci, che reagiscono più volentieri e danno un raccolto anticipato.
Il rabarbaro si può ottenere anche da altri appassionati. I cespi più vecchi, infatti, si dividono all’incirca ogni cinque anni, per non perdere vitalità e continuare a produrre bene. Dalla divisione si ottengono più porzioni nuove, facili da regalare o da trapiantare in un altro punto.
Dove reperirlo e quale forma scegliere
In commercio si trovano più spesso piantine in vaso oppure radici dormienti senza terra, le cosiddette corone. Le corone sono disponibili di solito da fine autunno a inizio primavera e, in genere, costano meno delle piante in contenitore. Il seme è l’opzione più economica, ma il percorso fino a una raccolta piena è molto più lungo e, inoltre, possono esserci differenze di qualità, perché le piante da seme non sono identiche alla pianta madre. Con corone o piantine acquistate è importante scegliere un fornitore affidabile, così da avere piante sane e prive di problemi virali.

Preparazione di posizione e terreno per molti anni
L’ideale è un luogo aperto e soleggiato con terreno fertile, capace di trattenere umidità ma non costantemente fradicio. Il rabarbaro tollera anche una leggera mezz’ombra, mentre in ombra profonda sarà più debole. Se avete un suolo pesante e argilloso o un drenaggio scarso, è più sicuro coltivare in aiuola rialzata o in un grande contenitore. Anche se il rabarbaro è rustico, i giovani germogli possono essere danneggiati dalle gelate tardive, quindi conviene evitare le conche dove ristagna il freddo. Nelle zone più fredde spesso si adattano bene anche varietà a maturazione più tardiva.
Prima dell’impianto è bene eliminare le infestanti perenni e migliorare sensibilmente il terreno con sostanza organica. È collaudato incorporare compost maturo o letame ben decomposto, circa due secchi per metro quadrato. Se coltivate senza vangare, potete coprire il suolo in anticipo con uno strato spesso di materiale organico e piantare direttamente in esso.
Semina come via più economica ma più lenta
Coltivare da seme non è la strada più rapida né la più semplice, ma consente di ottenere più piante con costi inferiori. Le giovani piante partono più lentamente rispetto a corone o piantine acquistate con apparato radicale già formato e possono differire per vigore e qualità dei piccioli. Se decidete di seminare, potete farlo a fine inverno in alveoli o piccoli vasi in casa, usando un substrato da semina senza torba, a circa 2,5 centimetri di profondità. Il trapianto a dimora si fa poi in primavera o in autunno.
Un’altra possibilità è la semina primaverile all’aperto, su un’aiuola preparata, alla stessa profondità. Quando le piantine emergono, vanno diradate progressivamente: prima a distanze minori e poi trapiantate alla distanza finale di circa 75–90 centimetri, così da lasciare spazio al futuro cespo.
Messa a dimora di corone e piantine in aiuola e in vaso
Il rabarbaro in vaso si può piantare praticamente tutto l’anno, ma attecchisce meglio in primavera o in autunno. È preferibile evitare la messa a dimora durante grandi calure e siccità. Le corone dormienti si vendono soprattutto da novembre a marzo e, una volta arrivate, è bene piantarle il prima possibile.
La buca dovrebbe essere un po’ più larga delle radici. La pianta va posizionata in modo che la sommità della corona, o il punto da cui spuntano le foglie, resti appena sopra la superficie del terreno. Poi si ricopre, si compatta delicatamente e si irriga abbondantemente. Se piantate più esemplari, rispettate un sesto d’impianto di circa 75–90 centimetri.
Coltivazione del rabarbaro in contenitore
Se in inverno l’aiuola tende spesso a trasformarsi in una zona fradicia, oppure se non avete spazio, il rabarbaro si può coltivare con successo in un grande vaso. Il contenitore dovrebbe essere profondo e largo almeno 50 centimetri e deve avere sufficienti fori di drenaggio. Usate un terriccio senza torba a base di terra, che trattenga meglio umidità e nutrienti. La corona si pianta in modo che la gemma principale resti appena sopra la superficie. In vaso bisogna mettere in conto irrigazioni più regolari, perché il substrato asciuga più in fretta.
Cure annuali che mantengono il cespo vigoroso
Una volta ben radicato, il rabarbaro è quasi privo di problemi. La manutenzione di base consiste nell’eliminare gli steli fiorali, ripulire le foglie secche e pacciamare in primavera. Man mano che il cespo invecchia e si infittisce, trae beneficio dalla divisione. Chi desidera piccioli molto precoci, teneri e più chiari può ricorrere alla forzatura invernale al buio.
Irrigazione e concimazione
Nel primo anno le piante giovani hanno bisogno di irrigazioni regolari nei periodi asciutti, finché non sviluppano radici robuste. Il rabarbaro adulto, di norma, si annaffia solo durante siccità prolungate, perché con caldo e secco rallenta la crescita. In contenitore l’irrigazione è necessaria più spesso per tutta la stagione, ma il terriccio non deve restare costantemente zuppo, altrimenti aumenta il rischio di marciumi radicali.
Una pacciamatura di compost fornisce di solito nutrienti sufficienti. Se il terreno è povero e la crescita è debole, in primavera o in estate aiuta un concime organico con una quota più alta di azoto, che stimola la produzione di foglie e piccioli. È importante non eccedere, per non favorire inutilmente la fioritura.
Pacciamatura primaverile
Ogni primavera è utile stendere intorno al cespo uno strato di circa 7 centimetri di compost maturo o altra sostanza organica ben decomposta. Non ricoprite però la corona: se viene interrata può marcire. La pacciamatura mantiene più costante l’umidità e limita le infestanti.
Forzatura del rabarbaro per una raccolta più precoce e delicata
Se volete ottenere piccioli precoci, più dolci e teneri, a metà inverno coprite un cespo sano e vigoroso con un contenitore alto o con una campana da forzatura, così che i germogli crescano al buio. Appena compaiono, i piccioli crescono molto rapidamente e in genere sono pronti in quattro-otto settimane. Dopo la prima raccolta, rimuovete la copertura e lasciate la pianta proseguire la crescita normalmente. Non è consigliabile forzare lo stesso cespo ogni anno consecutivamente, perché si indebolisce.
Un metodo ancora più precoce consiste nell’estrarre una parte delle radici a novembre. Le radici si lasciano all’esterno al freddo fino a due settimane, per interrompere la dormienza, poi si mettono in un contenitore con substrato e si spostano in un locale fresco o in serra a circa 7–16 °C. Si elimina la luce coprendo e si mantiene solo una lieve umidità. I piccioli possono essere pronti in circa cinque settimane, ma le corone forzate in questo modo risultano molto esauste e spesso, dopo la raccolta, non si riutilizzano.
Eliminazione dei fiori e divisione dei cespi vecchi
Se il rabarbaro emette uno stelo fiorale, è bene spezzarlo o tagliarlo alla base il prima possibile. La fioritura consuma energie e può ridurre la robustezza dei piccioli successivi. Alcune varietà fioriscono più spesso; è più comune anche nelle piante da seme, in estati molto umide o dopo eccessi di concimi azotati. Anche i cespi vecchi, non divisi da molto tempo, tendono più facilmente a fiorire.
È utile dividere i grandi cespi circa ogni cinque anni, soprattutto se la vegetazione è troppo fitta o i piccioli si indeboliscono. La divisione si esegue nel periodo di riposo vegetativo, da metà autunno a inizio primavera. Si estrae l’intero cespo e lo si divide in parti più piccole, ciascuna con un pezzo di rizoma e almeno una gemma di crescita. In genere sono migliori le porzioni prese dal bordo del cespo, mentre il centro può essere più stanco. Le parti deboli o marcescenti si scartano e quelle sane si ripiantano subito.

Svernamento senza complicazioni
Il rabarbaro non richiede protezioni invernali; al contrario, il freddo è importante per la ripartenza primaverile. In autunno è consigliabile lasciare che le foglie si ritirino naturalmente, poi rimuoverle, in modo che i punti di crescita siano esposti al freddo invernale. Le foglie secche possono andare nel compost, perché le sostanze contenute vengono degradate durante la decomposizione.
Raccolta dei piccioli in modo che la pianta prosperi a lungo
Il primo anno dopo l’impianto non si raccoglie; nel secondo anno solo pochi piccioli. Dal terzo anno si può raccogliere normalmente. La maggior parte delle varietà inizia a produrre piccioli da aprile o maggio. Anche se possono essere utilizzabili in estate, di solito si consiglia di limitare la raccolta tra fine giugno e inizio luglio, per permettere alla pianta di accumulare riserve per la stagione successiva.
Per la raccolta scegliete piccioli più giovani, lunghi circa 30 centimetri, quando la foglia si è appena aperta completamente. Afferrate il picciolo alla base, ruotatelo delicatamente ed estraetelo. Non tagliatelo con il coltello, perché il moncone rimasto può marcire. La foglia non si consuma, quindi rimuovetela e mettetela nel compost. Da un cespo non prelevate più di circa un terzo dei piccioli, così da lasciare abbastanza superficie fogliare per la crescita successiva.
Nota: Le preoccupazioni per un contenuto più alto di acido ossalico nel corso della stagione riguardano soprattutto le foglie, che non si consumano. Nei piccioli la quantità è normalmente bassa e, nell’uso comune, non rappresenta un problema tossicologico.
I piccioli forzati si raccolgono allo stesso modo, quando raggiungono circa 30 centimetri. Dopo la raccolta della partita forzata, si rimuove la copertura e si lascia quel cespo senza ulteriori raccolte fino a fine stagione, in modo che si rigeneri.
Problemi più comuni e come prevenirli
Il rabarbaro è generalmente robusto e può durare almeno dieci anni, e con divisioni regolari anche molto di più. Nonostante ciò, qualche problema può comparire. Lumache e limacce possono danneggiare i giovani germogli, soprattutto quelli teneri della forzatura. Le gelate tardive possono bruciare i germogli e, se sono previste, aiuta una copertura temporanea, per esempio con paglia o con un tessuto traspirante.
In un terreno costantemente umido c’è rischio di marciumi, soprattutto in inverno. Fondamentali sono un buon drenaggio, un’aiuola rialzata o un vaso che non resti mai in acqua. Se compaiono parti che seccano o diventano molli, è opportuno rimuoverle rapidamente per evitare che il problema si diffonda. A volte capita anche che i piccioli si spacchino longitudinalmente e possano avere una linfa appiccicosa. Spesso è legato a sbalzi climatici: dopo un periodo freddo o secco arriva un rapido miglioramento delle condizioni e i tessuti non fanno in tempo ad adattarsi.
Fonte: Rhs, Almanac , Pestrazahrada.cz
Articoli correlati
Rose rampicanti resistenti fino a tre metri profumate, dalla fioritura lunga e capaci di reggere pioggia e sole
Se cerchi una rosa rampicante alta fino a circa tre metri, profumata e rifiorente, esistono varietà davvero affidabili anche con sole intenso e piogge battenti. Ecco cosa valutare e quali cultivar puntare per avere fiori e salute della pianta per tutta la stagione.
Mandevilla come alternativa ai gerani, ama il sole e illumina il balcone
La mandevilla, conosciuta anche come dipladenia, è una regina da balcone che non teme il caldo e regala fioriture lunghe e spettacolari. Con sole pieno, substrato drenante e concimazioni regolari, trasforma terrazzi e ingressi in un angolo esotico.
Perché la cipolla non riesce, gli errori più comuni e le soluzioni semplici
La cipolla è sensibile a fotoperiodo, suolo e irrigazione: bastano pochi dettagli sbagliati per ottenere solo foglie invece di bulbi. Ecco gli errori più frequenti e come correggerli con interventi pratici.
Commenti (0)
Sii il primo a commentare.