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Macchie nere sui pomodori spaventano i coltivatori ma non è una malattia

July 24, 2026 · 5 min di lettura · Jarmila M.
Macchie nere sui pomodori spaventano i coltivatori ma non è una malattia
Marciume dei pomodori / Foto: Depositphotos
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Macchie scure e infossate all’estremità del frutto possono spaventare chi coltiva, perché somigliano a una grave malattia in grado di distruggere l’intero raccolto. In realtà, però, spesso non si tratta né di un’infezione né di un parassita. Questo problema si chiama marciume apicale ed è una fisiopatia provocata da condizioni di coltivazione non idonee. Colpisce più spesso i pomodori, ma sono sensibili in modo simile anche peperoni e melanzane, cioè ortaggi con frutti grandi e a crescita rapida.

Come riconoscere con certezza il marciume apicale

Il segno tipico è una macchia circolare sulla punta del frutto, dove in precedenza c’era il fiore, quindi sul lato più lontano dal peduncolo. All’inizio può avere una tonalità verde-brunastra, poi si scurisce fino al nero. Man mano che il danno aumenta, il tessuto si infossa e l’estremità del frutto appare appiattita o rientrata. La dimensione dell’area colpita varia da un frutto all’altro: a volte è solo un piccolo alone, altre volte la macchia raggiunge diversi centimetri e interessa una parte consistente della punta.

La vera causa riguarda il calcio ma anche l’acqua

La causa diretta è una carenza di calcio nel frutto. Il calcio è fondamentale per la stabilità delle membrane cellulari e per la corretta crescita delle nuove cellule. Se i tessuti ne ricevono poco, le cellule iniziano a perdere consistenza, possono ingrossarsi eccessivamente, le membrane si danneggiano, si verificano perdite di sostanze e, infine, muore una parte del tessuto. Il risultato sono aree scure, necrotiche e infossate, quelle che vediamo in pratica.

È importante capire che, nella maggior parte dei casi, non è perché nel terreno manchi calcio. Di solito, il calcio nei suoli, nei substrati di coltivazione e nella pianta stessa è presente in quantità sufficienti. Il problema nasce quando il calcio non riesce a essere trasportato in tempo e nella giusta quantità verso le parti più lontane della pianta, cioè proprio nei frutti. Perché il calcio si sposti, deve scorrere acqua all’interno della pianta. Se l’assorbimento idrico è irregolare, i frutti, che sono all’ultimo posto nella “catena di rifornimento”, soffrono per primi.

Peperoni e pomodori nella stessa aiuola / Foto: Depositphotos
Peperoni e pomodori nella stessa aiuola / Foto: Depositphotos

Perché i frutti sono più vulnerabili delle foglie

Le foglie in genere ricevono calcio più facilmente dei frutti, perché traspirano di più e “richiamano” meglio il flusso d’acqua. I frutti, invece, sono in posizione sfavorevole: sono più lontani dalle radici e competono meno efficacemente per le risorse disponibili di calcio e acqua. Quando quindi c’è uno sbalzo nell’irrigazione, l’effetto si manifesta più spesso proprio sulla punta del frutto, dove il deficit si presenta in modo localizzato.

Quando il rischio aumenta nettamente

Coltivazione con poco spazio per le radici

Il rischio più alto riguarda le piante in contenitore, vasi e sacchi di coltivazione, perché le radici hanno poco spazio e il substrato si asciuga più in fretta. Non appena si verifica un forte disseccamento seguito da un’irrigazione abbondante “di colpo”, il flusso d’acqua nella pianta diventa altalenante e i frutti possono ritrovarsi senza un apporto stabile di calcio. Al contrario, le piante coltivate direttamente in piena terra, in aiuola o in serra nel terreno, tendono a essere più stabili, perché il suolo trattiene l’umidità in modo più uniforme.

Concimare su terreno asciutto e squilibri nutritivi

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I problemi possono peggiorare anche quando si aggiunge concime su substrato asciutto. Nell’acqua del terreno si crea allora un’alta concentrazione di nutrienti che frena l’assorbimento di acqua da parte delle radici. Inoltre, alcuni componenti dei fertilizzanti competono con il calcio per l’assorbimento radicale, in particolare le forme ammoniacali dell’azoto. Il risultato è lo stesso: il calcio arriva più difficilmente ai frutti, anche se nel terreno non manca.

Umidità dell’aria troppo elevata in serra

Può incidere anche un’umidità dell’aria molto alta, perché limita il naturale movimento dell’acqua nella pianta. In serra, quindi, aiuta arieggiare regolarmente durante il giorno, in modo che le piante assorbano meglio l’acqua dalle radici e la circolazione interna sia più continua.

Cosa fare quando compaiono le macchie

Di solito i frutti che presentano già marciume apicale non si riescono a recuperare. Il tessuto danneggiato non si rigenera e il frutto risulta compromesso. Ha invece senso concentrarsi sulla prevenzione per i frutti successivi, che stanno ancora sviluppandosi. Quando si riescono a stabilizzare le condizioni di coltivazione, spesso i frutti allegati in seguito crescono senza problemi.

Raccolto di pomodori rovinato / Foto: Depositphotos
Raccolto di pomodori rovinato / Foto: Depositphotos

La prevenzione dipende soprattutto da irrigazioni regolari

Mantenete il substrato sempre uniformemente umido

La regola base è non lasciare mai che il terreno o il substrato si asciughino durante la stagione. Nei giorni caldi può essere necessario irrigare anche due volte al giorno. È meglio dividere l’acqua in due dosi più piccole che dare una sola irrigazione molto abbondante: così mantenete un’umidità più stabile e un flusso d’acqua più continuo nella pianta. Nei sacchi di coltivazione vale inoltre che, una volta asciugati in modo marcato, è molto difficile reidratarli di nuovo in modo uniforme, e questo aumenta ulteriormente il rischio.

Aiutatevi con la tecnica o con un metodo di coltivazione più adatto

Se sapete che non potete irrigare spesso, può essere utile un impianto di irrigazione automatico, contenitori più grandi con un maggior volume di substrato, oppure passare alla coltivazione in piena terra in aiuola o in una bordura in serra. Un passo pratico è anche la pacciamatura della superficie, perché riduce l’evaporazione e mantiene più stabile l’umidità intorno alle radici.

Concimate con cautela e solo su terreno umido

I concimi liquidi possono essere utili, ma applicateli solo quando il terreno è già umido e sempre seguendo le indicazioni del produttore. In questo modo eviterete un’eccessiva concentrazione di nutrienti nell’acqua del suolo, che stresserebbe la pianta e ridurrebbe l’assorbimento idrico.

Perché i trattamenti fogliari con calcio spesso non aiutano

Una reazione comune è cercare di fornire calcio con un trattamento fogliare. Nel caso del marciume apicale, però, di solito non funziona: i frutti assorbono poco calcio attraverso la buccia e il trasferimento di calcio dalle foglie ai frutti è limitato. Inoltre, alcuni prodotti, per esempio a base di nitrati, possono favorire una crescita molto vigorosa della massa verde, che finisce per “prendersi” una quota ancora maggiore del calcio disponibile, lasciandone paradossalmente meno ai frutti.

Cosa tenere a mente per la prossima stagione

Il marciume apicale non è una malattia contagiosa, ma il segnale che la pianta ha subito sbalzi nella disponibilità d’acqua e quindi anche nell’apporto di calcio ai frutti. La strategia migliore è un’irrigazione regolare senza estremi, una concimazione ragionata senza applicazioni su terreno asciutto, spazio sufficiente per le radici e, in serra, una ventilazione costante. Se riuscite a mantenere queste piccole correzioni, i frutti successivi di solito maturano sani e la produzione può continuare senza grandi perdite.

Fonte: Rhs, Missouri Botanical Garden, Pestrazahrada.cz

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