Grandi teste d’aglio, la dimensione la decide la semina autunnale e pochi rispettano le condizioni di coltivazione
L’aglio appartiene allo stesso gruppo botanico della cipolla ed è un ingrediente molto apprezzato in cucina e nell’orto di casa. Cresce bene in una posizione calda e soleggiata, in un terreno che non trattenga l’acqua in eccesso. Non si coltiva da seme, ma dai singoli spicchi, che più spesso si piantano in autunno. La raccolta arriva poi l’anno successivo, dalla fine della primavera all’estate, in base alla varietà e al periodo di messa a dimora.
Un grande vantaggio dell’aglio è la scarsa esigenza di cure. Occupa poco spazio, di solito garantisce un raccolto abbastanza sicuro e, se essiccato correttamente, si conserva a lungo. Basta proteggerlo dalle infestanti, irrigare ogni tanto nei periodi asciutti e, quando compaiono gli scapi fiorali, eliminarli in tempo.
Quale aglio scegliere
L’aglio si coltiva partendo dai singoli spicchi separati dalla testa. La cosa migliore è procurarsi materiale da semina certificato in un vivaio affidabile o da un rivenditore specializzato. Il comune aglio da supermercato può non essere adatto alle condizioni locali e può anche rappresentare un rischio di introduzione di malattie.
Si distinguono due gruppi principali: aglio a collo duro e aglio a collo morbido. L’aglio a collo duro produce meno spicchi, ma più grandi, e di solito ha un sapore più deciso. Tuttavia le teste raccolte si conservano per meno tempo, in genere alcuni mesi, e la pianta tende più facilmente a emettere lo scapo fiorale. L’aglio a collo morbido forma spicchi più piccoli e più fitti, ma in compenso si conserva molto più a lungo e la fioritura è rara.
In commercio esistono molte varietà che differiscono per sapore, dimensione dei bulbi, epoca di raccolta e capacità di conservazione. Una curiosità è il cosiddetto aglio elefante, che in realtà è più vicino al porro. Forma bulbi molto grandi con pochi spicchi massicci e ha un gusto più delicato. Ha però bisogno di una stagione vegetativa più lunga e più calda.
Preparazione del terreno prima della semina
L’aglio richiede una aiuola in pieno sole e un terreno ben drenante. Un suolo zuppo d’acqua, soprattutto in inverno, aumenta il rischio di malattie e marciumi. Se avete un terreno pesante e che resta bagnato a lungo, spesso è più indicata la precoltivazione in alveoli e il trapianto all’esterno in primavera.
Prima di piantare conviene eliminare le infestanti e incorporare compost ben maturo o letame ben decomposto. In questo modo si migliora la struttura del terreno, la sua capacità di trattenere un’umidità adeguata e la dotazione di nutrienti. L’aglio non ama un ambiente troppo acido, quindi su suoli marcatamente acidi può essere utile una correzione con calce effettuata con anticipo.
Per limitare la crescita successiva delle infestanti, la superficie può essere coperta con un telo pacciamante biodegradabile o pacciamata con materiale organico. La messa a dimora avviene poi nei fori predisposti.
Quando e come piantare l’aglio
Il periodo più comune per la messa a dimora va da metà autunno all’inizio dell’inverno. La maggior parte delle varietà ha bisogno di un periodo di freddo per formare correttamente il bulbo. Alcuni tipi, però, possono essere piantati anche più tardi, tra fine inverno e inizio primavera.
Dividete la testa con delicatezza in singoli spicchi solo poco prima di piantare. Ogni spicchio va inserito con l’orientamento corretto: la base piatta verso il basso e la punta verso l’alto. Si pianta a circa 15 cm di distanza e a circa 2,5 cm sotto la superficie del terreno. Le file dovrebbero distare circa 30 cm. Nei terreni leggeri si può piantare un po’ più in profondità, mentre nei suoli pesanti è meglio non interrare troppo.
Gli spicchi appena messi a dimora possono essere dissotterrati dagli uccelli, quindi è sensato coprire temporaneamente l’aiuola con tessuto non tessuto o una rete leggera finché le piante non hanno ben radicato.

Messa a dimora in alveoli e contenitori
Nelle zone con terreno pesante o soggetto a ristagni si può avviare l’aglio in autunno in alveoli. Si usa un comune terriccio da semina o universale senza torba, che deve essere appena umido, mai fradicio. I contenitori vanno collocati in una serra fredda, in un cassone freddo oppure all’aperto in una posizione riparata. In primavera le piantine precoltivate si trapiantano nell’aiuola preparata.
L’aglio si può coltivare anche in vaso. Il contenitore dovrebbe essere profondo almeno 25 cm e abbastanza largo da rispettare spaziature simili a quelle in piena terra. Nei vasi il substrato si asciuga più in fretta, quindi è necessario controllare regolarmente l’umidità.
Cura durante la crescita
L’aglio non richiede cure complicate. L’essenziale è soprattutto il controllo delle infestanti e l’irrigazione durante i periodi di siccità prolungata in primavera e a inizio estate. L’acqua aiuta l’ingrossamento dei bulbi, ma quando sono già ben sviluppati è opportuno ridurre le annaffiature, per non aumentare il rischio di marciumi. L’ingiallimento delle foglie è spesso un segnale di maturazione.
Le infestanti è meglio eliminarle a mano, perché la zappettatura potrebbe danneggiare i bulbi appena sotto la superficie. Se le piante producono lo scapo fiorale, conviene tagliarlo il prima possibile. Altrimenti parte dell’energia andrebbe al fiore invece che all’ingrossamento del bulbo. Inoltre i giovani scapi sono commestibili e si possono cucinare come una verdura.

Raccolta dell’aglio
Durante la crescita si possono usare con cautela anche alcune foglie verdi in cucina. La raccolta principale, però, arriva quando le foglie iniziano a ingiallire. L’aglio piantato in autunno matura di solito dalla fine della primavera all’inizio dell’estate; le semine primaverili più spesso da metà estate a inizio autunno.
Non conviene rimandare troppo la raccolta. I bulbi estratti tardi tendono più facilmente ad aprirsi e si conservano peggio. L’aglio si solleva con attenzione con una forca da vangatura e si estrae dal terreno senza urtare i bulbi. I danni, infatti, riducono la durata di conservazione.
Essiccazione e conservazione
Dopo la raccolta è necessario far essiccare bene l’aglio. Il metodo migliore è disporlo in un solo strato in un luogo soleggiato e arieggiato, oppure in una serra ben ventilata o in un capanno asciutto. Temperature troppo elevate non sono adatte. La prima fase di essiccazione dura in genere da due a quattro settimane, a seconda del meteo.
Quando le foglie sono secche e fruscianti, si possono accorciare e riporre i bulbi in un luogo fresco e asciutto. L’ideale è una temperatura intorno a 5–10 °C. Gli agli a collo duro si conservano di solito per quattro-sei mesi; quelli a collo morbido spesso durano molto più a lungo, talvolta fino alla stagione successiva.

Possibili problemi di coltivazione
Se coltivato correttamente, l’aglio è abbastanza poco problematico, ma possono comparire alcune difficoltà. Talvolta sul fusto si formano piccoli spicchi, cosa che di solito è dovuta a un clima primaverile variabile. Queste formazioni si possono usare normalmente in cucina. Se invece il bulbo non si divide in spicchi, la causa più frequente è la mancanza di freddo invernale.
Negli agli a collo duro l’emissione dello scapo fiorale è comune, perciò va eliminato per tempo. La spaccatura dei bulbi è spesso un segnale di raccolta tardiva. La colorazione verde degli spicchi può comparire con una messa a dimora troppo superficiale. Questo aglio è commestibile, ma di solito non è adatto a una lunga conservazione.
L’aglio è una coltura ideale per chi desidera una raccolta affidabile senza cure complesse. Gli bastano sole, terreno drenante, una messa a dimora puntuale e pazienza fino al momento della raccolta.
Fonte: Rhs, Mind and Soil, Pestrazahrada.cz
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