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La nutrizione tardiva delle api indebolisce l’intera famiglia: gli apicoltori conoscono la scadenza da non mancare

October 1, 2026 · 5 min di lettura · Tomas Rohlena
La nutrizione tardiva delle api indebolisce l’intera famiglia: gli apicoltori conoscono la scadenza da non mancare
Pappa supplementare delle api prima dell'inverno / Foto: Depositphotos
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Il successo dello svernamento della colonia dipende soprattutto dal fatto che nell’arnia ci siano scorte sufficienti e di buona qualità. Durante l’anno le api consumano molta energia e il miele che l’apicoltore preleva va compensato. Se si trascura questo aspetto, nei mesi invernali si rischia l’indebolimento della famiglia o addirittura la sua morte per fame. Api forti e ben fornite si sviluppano più rapidamente in primavera e sono pronte a sfruttare le prime fioriture.

Una colonia può consumare in stagione decine di chilogrammi di scorte. Per questo non basta pensare solo alla smielatura, ma anche a ciò che resta nell’arnia per le api stesse. Un’integrazione ragionata dell’alimentazione è uno dei passaggi fondamentali di un’apicoltura responsabile.

Il periodo più adatto per l’alimentazione

La tempistica è decisiva. Le scorte è bene reintegrarle già all’inizio di agosto, oppure poco dopo l’ultimo raccolto di miele importante. Il motivo è semplice. In questo periodo iniziano a nascere le api invernali, che rispetto alla generazione estiva hanno una vita più lunga e la capacità di superare i mesi freddi più impegnativi. Queste api non dovrebbero essere affaticate dalla trasformazione di grandi quantità di sciroppo zuccherino.

Se l’apicoltore alimenta tardi, trasferisce gran parte del lavoro proprio sulla generazione invernale. Questo può portare a un indebolimento dell’intera comunità ancora prima dell’arrivo delle gelate. Un’alimentazione tempestiva, al contrario, permette che la maggior parte della trasformazione venga svolta dalle api estive, che comunque morirebbero a breve.

Quante scorte servono alle api

La quantità di alimento dipende dalla forza della colonia, dal tipo di arnia e dall’andamento dell’inverno, ma in generale si considerano circa 30 chilogrammi di scorte per famiglia. Una parte dovrebbe essere costituita da una riserva naturale di miele, idealmente intorno ai 15 chilogrammi di buon miele di nettare. Il resto si può integrare con sciroppo zuccherino.

È molto importante distinguere il tipo di miele. Per lo svernamento è adatto il miele di nettare, mentre il miele di melata può risultare problematico. Contiene più sostanze difficili da digerire, che gravano sull’apparato digerente delle api. In inverno, quando le api non possono volare normalmente, questo può causare disturbi e imbrattamento dell’arnia.

Quale zucchero usare e quale rapporto scegliere

Per l’alimentazione invernale si usa più spesso zucchero bianco sciolto in acqua. Va bene sia lo zucchero semolato sia quello a cristalli, l’importante è che si sciolga bene. Lo zucchero di canna di norma non è consigliato, perché contiene più impurità e sostanze non digeribili rispetto a quello bianco.

Il rapporto più frequentemente consigliato per il reintegro autunnale delle scorte è 3 parti di zucchero e 2 parti di acqua. Uno sciroppo così è sufficientemente concentrato e le api lo accettano bene. Talvolta si indica anche un rapporto di 2 a 3 a favore dello zucchero e il risultato segue praticamente lo stesso principio, cioè uno sciroppo più denso destinato a formare scorte invernali.

In primavera, invece, quando l’obiettivo è più la stimolazione della covata che la creazione di grandi scorte, si usa una miscela più diluita nel rapporto 1 a 1. Stimola la famiglia all’attività e imita un apporto costante di nettare dall’ambiente.

Preparazione pratica dello sciroppo zuccherino

I piccoli apicoltori possono preparare lo sciroppo in casa, in una pentola o in contenitori di piccole dimensioni. Con un numero maggiore di arnie è più pratico usare un bidone, un annaffiatoio o un altro contenitore capiente, in cui mescolare lo zucchero in una sola volta in un volume maggiore. Lo sciroppo si può preparare con acqua calda o fredda: l’importante è mescolare con cura e sciogliere completamente lo zucchero.

Dopo la preparazione è opportuno lasciare raffreddare la miscela fino a una temperatura accettabile. Alcuni apicoltori aggiungono allo sciroppo una piccola quantità di aceto o infusi di erbe, perché la miscela profuma meglio e l’acqua viene in parte resa più igienica. La base, però, resta uno sciroppo semplice e pulito, senza additivi inutili.

Per l’alimentazione invernale contano soprattutto la tempestività, la quantità delle scorte e l’uso di un alimento facilmente digeribile.

Come somministrare lo sciroppo nell’arnia in sicurezza

Durante l’alimentazione bisogna evitare il saccheggio tra colonie. Se api estranee riuscissero ad arrivare al nutrimento, si potrebbe innescare l’attacco a un’arnia indebolita e provocare grosse perdite. Il nutritore deve quindi essere posizionato in modo che vi abbiano accesso solo le api di quella famiglia.

Una variante tradizionale sono i vasetti a goccia con coperchio forato con piccoli fori. Una volta riempiti, si capovolgono con il collo verso il basso e si posizionano sopra la famiglia, così che le api possano prelevare lo sciroppo gradualmente. Un’altra opzione sono i nutritori in plastica o i nutritori a coprifavo collocati direttamente all’interno dell’arnia.

Alcuni apicoltori usano anche secchi con un galleggiante di paglia o di altro materiale adatto. Il galleggiante evita l’annegamento delle api e consente di somministrare una dose maggiore in una sola volta. Questo fa risparmiare tempo e riduce le visite in apiario. È però sempre fondamentale che la somministrazione sia sicura, pulita e senza il rischio di accesso da parte di api estranee.

Svernare con miele e con scorte di zucchero

Alimentazione di sostegno delle api prima dell’inverno / Foto: Depositphotos
Alimentazione di sostegno delle api prima dell’inverno / Foto: Depositphotos

La soluzione più naturale è lasciare alle api una parte del loro miele. Contiene anche altre sostanze che un semplice sciroppo zuccherino non ha. Nella pratica, però, spesso si combina una quota di miele di nettare lasciato in arnia con l’integrazione di scorte zuccherine. È un approccio di solito economicamente sensato e al tempo stesso ben utilizzabile dalle api.

Lo sciroppo zuccherino viene trasformato dalle api grazie agli enzimi e immagazzinato nelle celle dei favi come riserva energetica. Durante l’inverno serve soprattutto a mantenere il calore e la vitalità del glomere. Se lo sciroppo è preparato correttamente e somministrato in tempo, si tratta di un metodo comune e collaudato per l’alimentazione invernale.

Stimolazione primaverile e differenza rispetto all’alimentazione autunnale

È bene distinguere due aspetti. L’alimentazione autunnale serve a creare scorte per il lungo periodo senza nettare, mentre la stimolazione primaverile ha lo scopo di favorire lo sviluppo della famiglia. In primavera si somministrano quindi dosi più piccole e frequenti, di solito nel rapporto 1 a 1, oppure si utilizza il candito miele-zucchero.

Apporti regolari e ridotti di alimento zuccherino creano l’impressione di una fioritura continua. La regina reagisce con una deposizione più intensa e la colonia si sviluppa più rapidamente. Questa pratica è utile soprattutto per i nuclei o dove l’offerta di alimento primaverile è scarsa.

A cosa fare attenzione durante l’alimentazione

Gli errori più comuni sono alimentare troppo tardi, fornire scorte insufficienti o lasciare in arnia un miele inadatto. È rischioso anche usare materie prime di qualità inferiore o contenitori non puliti. Inoltre ogni colonia va valutata singolarmente, perché la forza della famiglia e i consumi possono variare.

Un’alimentazione eseguita correttamente è uno dei presupposti decisivi perché le api superino l’inverno in forza e in primavera ripartano rapidamente. È proprio allora che si vede quanto una preparazione autunnale scrupolosa sia fondamentale per tutto l’anno apistico successivo.

Fonte: National Bee Unit, Perfect Bee, Pestrazahrada.cz

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Tomas Rohlena
Tomas Rohlena

Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.

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