Il peggior nemico delle api misura meno di due millimetri, un solo intervento non lo ferma e lo zucchero non basta
La varroosi è oggi uno dei problemi più seri dell’apicoltura moderna. A diffonderla è l’acaro Varroa destructor, che attacca sia le api adulte sia la covata, indebolisce l’intera colonia e, al tempo stesso, trasmette altre malattie pericolose. In pratica significa che, senza controlli e interventi regolari, si può arrivare a una forte diminuzione delle api o addirittura al collasso dell’alveare. Eliminare completamente il parassita è spesso molto difficile: l’obiettivo principale è quindi mantenerne la presenza al livello più basso possibile.
Origine dell’acaro e perché è così pericoloso
Varroa destructor proviene dall’Asia e in pochi decenni si è diffuso quasi in tutto il mondo. La sua espansione è favorita dal fatto che non ha nemici naturali in grado di limitarne efficacemente la moltiplicazione. Anche una colonia già trattata può reinfestarsi, perciò la lotta alla varroa è un lavoro di lungo periodo e non si risolve mai con un singolo intervento.
Il parassita colpisce le api adulte e gli stadi di sviluppo della covata. Le api indebolite tendono a essere più leggere, vivono meno a lungo e superano peggio l’inverno. Se viene colpita la covata, possono nascere individui con deformazioni, ali non sviluppate o addome ridotto. L’infestazione aumenta inoltre in modo significativo la suscettibilità a patologie virali e batteriche.
Come riconoscere l’infestazione della colonia
L’acaro è visibile a occhio nudo. Si può trovare sulle api adulte e nelle celle di covata. Le femmine si alimentano sulle api, poi entrano nelle celle con la covata, dove proseguono la riproduzione. Spesso preferiscono la covata maschile (fuchi), soprattutto nei favi più scuri e riutilizzati più volte.
L’infestazione può essere individuata in diversi modi. Gli apicoltori monitorano la caduta naturale degli acari, controllano la covata maschile o osservano l’indebolimento della colonia. Sono segnali d’allarme anche ali deformate, attività ridotta o un peggior svernamento. Prima si intercetta il problema, maggiori sono le possibilità di mantenere le api in buona forma.
Obblighi di legge dell’apicoltore
Nel contesto normativo ceco le api sono considerate animali da reddito e, di conseguenza, l’allevamento è soggetto alle disposizioni veterinarie. L’apicoltore deve garantire condizioni adeguate alle esigenze sanitarie e biologiche delle api. Arnie e attrezzature devono consentire il controllo dello stato di salute, il prelievo di campioni ed eventuali operazioni di pulizia e disinfezione.
Un apicoltore responsabile dovrebbe monitorare costantemente lo stato di salute delle proprie colonie, non solo quando compaiono sintomi evidenti.
Quando e come si tratta la varroosi
Il trattamento va programmato con precisione. Più spesso gli interventi si effettuano in primavera e tra fine estate e inizio autunno, quando è possibile agire sulla popolazione di acari prima dell’inverno. Una buona efficacia si ottiene anche alla fine dello svernamento. È importante non basare la difesa su un unico metodo, perché gli acari possono sviluppare nel tempo resistenza ad alcune sostanze attive.
Tra i prodotti utilizzati rientrano soprattutto medicinali a base di amitraz, timolo o flumetrina. Ogni principio attivo ha vantaggi e limiti. Alcuni si applicano sotto forma di strisce, altri come compresse o prodotti da evaporazione. Nell’impiego è sempre necessario rispettare le istruzioni del produttore e il periodo adatto, per evitare contaminazioni del miele o danni alle api.
Approcci naturali ed ecologici

Negli allevamenti orientati al biologico si utilizzano soprattutto acidi organici, ad esempio acido formico, lattico, citrico o ossalico. Queste sostanze si applicano con modalità diverse a seconda del tipo di prodotto e della stagione. Il loro vantaggio è un impatto minore sui prodotti dell’alveare, se impiegate correttamente.
Alcuni apicoltori ricorrono anche a metodi complementari, come la spolveratura con zucchero a velo o l’uso di infusi di erbe e fumo. Tuttavia, questi procedimenti di solito non bastano come trattamento principale e la loro efficacia tende a essere limitata. Possono servire piuttosto come supporto alla gestione complessiva dell’alveare.
Metodi biotecnici come utile integrazione
Un ruolo importante lo giocano anche interventi senza chimica. Spesso si usa il taglio della covata maschile, nella quale gli acari entrano volentieri. L’apicoltore inserisce un telaio da costruzione, lascia che venga opercolato e poi lo rimuove insieme alla covata infestata. In questo modo una parte della popolazione del parassita viene eliminata meccanicamente.
Un’altra possibilità è la creazione di nuclei, che divide non solo le api ma anche la pressione della varroa. Talvolta si utilizza anche l’isolamento della regina per interrompere la deposizione, perché senza covata l’acaro trova condizioni peggiori per sopravvivere. Queste pratiche, però, richiedono esperienza e cautela per non indebolire la colonia.
Non aspettare danni visibili
La varroosi non va sottovalutata. Anche se a prima vista le api sembrano sane, il parassita può essere già presente nell’arnia e compromettere gradualmente la vitalità dell’intera comunità. Monitoraggi regolari, trattamenti scelti con criterio e una combinazione di più metodi rappresentano la strada migliore per mantenere colonie forti e vitali.
Una lotta efficace alla varroa non si basa su un rimedio miracoloso, ma su una gestione continua e ragionata della salute delle api.
Fonte: Woah, Bee Aware, Lyson, Pestrazahrada.cz
Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.
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