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Vaso autoirrigante con bottiglia in PET fai da te anche per i pomodori

June 3, 2026 · 5 min di lettura · Tomas Rohlena
Vaso autoirrigante con bottiglia in PET fai da te anche per i pomodori
Vaso autoirrigante da bottiglia in PET / Foto: Pestrazahrada.cz
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Riciclare le bottiglie di plastica è uno dei modi più semplici per realizzare in casa un contenitore di coltivazione funzionale per pomodori, aromatiche e ortaggi da foglia. Un vaso autoirrigante ricavato da una bottiglia in PET da 2 litri mantiene il substrato sempre uniformemente umido, riduce la frequenza delle annaffiature e impedisce che le radici si secchino durante le settimane più calde dell’estate. Il principio della risalita capillare dell’acqua attraverso un tessuto assorbente si mette in funzione anche da principianti, in un pomeriggio passato sul balcone.

Perché realizzare un vaso autoirrigante con una bottiglia in PET

I vasi tradizionali hanno un grande limite: il substrato si asciuga rapidamente. Il sistema autoirrigante con bottiglia in PET risolve il problema perché la pianta preleva l’acqua da sola, in base al bisogno del momento. Il serbatoio inferiore contiene acqua a sufficienza per diversi giorni: niente più pensieri quotidiani, e la pianta non soffre né per eccesso d’acqua né per completa siccità.

Tra gli altri vantaggi ci sono il risparmio di acqua potabile, perché dal sistema non evapora quasi nulla attraverso fori di drenaggio né cola via. Il materiale è gratuito, le pareti trasparenti permettono di controllare a colpo d’occhio il livello dell’acqua e anche lo sviluppo del pane radicale, e l’intera struttura occupa circa un quarto dello spazio rispetto alle classiche fioriere autoirriganti acquistate in negozio.

Una bottiglia in PET da 2 litri sostituisce vaso e sottovaso insieme, e il serbatoio nella parte inferiore in genere basta a un pomodoro per tre-cinque giorni senza bisogno di rabbocchi.

Cosa vi servirà

La preparazione non richiede attrezzi speciali né materiali costosi. Serve una bottiglia in PET da 2 litri con pareti dritte, forbici robuste o un cutter, un chiodo o un punteruolo per fare i fori, un tessuto assorbente per lo stoppino, un buon substrato e ovviamente una piantina o dei semi. Le bottiglie con fondo molto sagomato sono un po’ meno pratiche, perché è più difficile controllare il livello dell’acqua.

Tessuto adatto per lo stoppino

L’elemento chiave dell’intero sistema è un tessuto assorbente che funziona da stoppino e porta l’acqua dal serbatoio verso l’alto, fino alle radici. Funziona molto bene un tessuto non tessuto tipo Pellon Thermolam Plus, usato nel patchwork e nel cucito. Se non lo trovate, va benissimo una striscia di vecchio canovaccio di cotone, feltro, microfibra o un TNT filtrante più spesso acquistabile in drogheria. I materiali sintetici come il poliestere non formano uno stoppino: l’acqua scivola e non risale.

Substrato su misura per l’autoirrigazione

Nei sistemi autoirriganti non è indicata la normale terra da giardino, che una volta imbibita tende a compattarsi e ostacola l’aria alle radici. L’ideale è un substrato arioso e senza terra, cioè una miscela di torba e perlite circa nel rapporto due a uno, con l’aggiunta di una manciata di fertilizzante organico, compost o vermicompost. Questa miscela trattiene l’umidità in modo uniforme in tutto il volume e, allo stesso tempo, lascia passare aria verso le radici.

Procedimento passo dopo passo

Taglio della bottiglia

Lavate bene la bottiglia, togliete l’etichetta e rimuovete anche il tappo. Con un coltello affilato o con le forbici, dividetela circa a metà altezza, cioè a circa tredici centimetri dal fondo. La parte inferiore farà da serbatoio d’acqua, mentre la parte superiore con il collo va capovolta e diventerà il vero e proprio vaso. Fate un taglio dritto, così le due metà si incastreranno bene in seguito.

Fori di aerazione

Nella parte superiore della bottiglia, che una volta capovolta diventa il vaso, praticate con un chiodo scaldato o un punteruolo una serie di piccoli fori di circa tre millimetri di diametro. Distribuiteli lungo il perimetro a circa due centimetri e mezzo l’uno dall’altro, circa due centimetri sotto il nuovo bordo. I fori garantiscono aerazione al substrato e funzionano anche come troppo pieno di sicurezza nel caso in cui il serbatoio venga riempito troppo.

Inserimento dello stoppino

Tagliate due strisce di tessuto assorbente lunghe circa dieci centimetri e larghe due e mezzo. Infilatele entrambe attraverso il collo della bottiglia in modo che, all’interno, sporgano per circa cinque centimetri nello spazio dove ci sarà il substrato, e all’esterno scendano libere verso il basso, dove verranno immerse nel serbatoio. Lo stoppino deve restare sempre a contatto con l’acqua, altrimenti la risalita capillare si interrompe e la pianta comincia ad afflosciarsi.

Riempimento con il substrato

Inserite la parte superiore capovolta (con il collo verso il basso) nella metà inferiore che funge da serbatoio. Prima di riempire, inumidite leggermente il substrato: così restano pori d’aria e la capillarità parte subito. Riempite il vaso fino a circa tre quarti dell’altezza, date qualche colpetto per assestare, ma non pressate. Un substrato compattato perde ariosità e lo stoppino non riesce a “comunicare” correttamente.

Rabbocco dell’acqua e messa a dimora

Versate nella parte inferiore acqua pulita e lasciata decantare, fino a circa due terzi dell’altezza del serbatoio. Il livello non dovrebbe mai toccare il collo della parte superiore, altrimenti il substrato si inzuppa. Nel substrato umido trapiantate la piantina oppure seminate alla profondità richiesta dalla specie. Dopo la messa a dimora bagnate una sola volta dall’alto, delicatamente, per far aderire le radici al substrato; poi rabboccate solo nel serbatoio inferiore.

Come funziona davvero il sistema

Il principio si basa su un fenomeno fisico chiamato risalita capillare. L’acqua si muove nelle fibre sottili dello stoppino contro la gravità, in modo simile a come risale nei vasi della pianta dalle radici alle foglie. Il substrato, tramite lo stoppino, richiama esattamente l’umidità che riesce a trattenere; l’acqua in eccesso rimane nel serbatoio. La pianta, con le radici, assorbe quindi acqua in modo regolare secondo il consumo reale, molto più vicino a un regime naturale rispetto alle annaffiature “a colpo” dall’alto con l’annaffiatoio.

Un sistema autoirrigante ben progettato praticamente non può essere annaffiato troppo, perché il substrato richiama solo l’acqua che serve e l’eccesso resta innocuo nel serbatoio sottostante.

Vaso autoirrigante con bottiglia in PET / Foto: Pestrazahrada.cz
Vaso autoirrigante con bottiglia in PET / Foto: Pestrazahrada.cz

Quali piante crescono meglio nelle bottiglie in PET

La struttura ricavata da una bottiglia da 2 litri ha un volume di substrato limitato, quindi è adatta soprattutto a piante con apparato radicale più superficiale o a piantine giovani prima del trapianto definitivo. Pomodorini ciliegino, peperoni, fragole ed erbe aromatiche come basilico, prezzemolo, menta o erba cipollina sono ideali per questo formato. La bottiglia funziona bene anche come contenitore per ortaggi da foglia come lattuga, spinaci o rucola.

Per pomodori a frutto grande, melanzane o cetrioli una bottiglia da 2 litri è semplicemente troppo piccola. Se volete comunque coltivarli in questo modo, scegliete bottiglie da 5 litri di acqua: il taglio e il principio dello stoppino restano identici, ma le radici avranno più spazio per una produzione completa.

Consigli per una maggiore durata e un raccolto migliore

Schermare il serbatoio

Le pareti trasparenti della parte inferiore permettono di controllare il livello, ma fanno entrare luce, favorendo la crescita di alghe nel serbatoio. Avvolgete quindi la parte inferiore con carta d’alluminio, nastro isolante nero oppure dipingetela con una pittura da esterno. L’acqua resterà pulita molto più a lungo, il serbatoio si scalderà meno al sole e le radici manterranno una temperatura più gradevole anche in piena estate.

Rabbocchi regolari di nutrienti

In un volume da 2 litri il substrato si impoverisce in fretta. Ogni due o tre settimane aggiungete all’acqua di rabbocco un fertilizzante liquido molto diluito per piante da fiore, oppure un macerato di ortica o di vermicompost. Non concimate in modo concentrato, altrimenti i sali si depositano nello stoppino e, col tempo, bloccano la capillarità, mandando fuori servizio l’intero sistema.

Controllo del livello dell’acqua

Controllate il livello nel serbatoio almeno una volta ogni tre giorni; nelle settimane estive più calde anche ogni giorno. Rabboccate appena scende sotto un terzo del volume. Non riempite mai fino al collo: in quel caso lo stoppino resterebbe bagnato su tutta la lunghezza e il substrato si saturerebbe eccessivamente.

Errori comuni e come evitarli

L’errore più frequente è usare un tessuto non adatto per lo stoppino. Strisce in poliestere o nylon non tirano l’acqua, quindi lo stoppino deve essere in materiale naturale assorbente o in uno speciale tessuto non tessuto. Un altro sbaglio comune è compattare troppo il substrato: così non respira e lo stoppino non riesce a distribuire l’umidità in modo uniforme in tutto il vaso.

Spesso si sottovaluta anche la qualità dell’acqua. L’acqua del rubinetto molto calcarea col tempo incrosta lo stoppino e ne riduce la capacità di trasporto. Ideale è l’acqua piovana, oppure acqua lasciata riposare almeno dodici ore in un recipiente aperto. Infine, il sistema non può fare a meno dei fori di aerazione nella parte superiore: senza, aumenta il rischio di marciumi radicali e muffe nel substrato.

Conclusione

Un vaso autoirrigante con bottiglia in PET unisce risparmio, ecologia e praticità in un modo difficile da eguagliare con un prodotto industriale. Bastano due ore di lavoro, un coltello affilato e una manciata di substrato adatto per creare sul davanzale un piccolo angolo di coltivazione che gestisce da solo l’umidità e ripaga con raccolti freschi. Per chi vuole iniziare a coltivare in casa e cerca un ingresso semplice nel mondo dell’orto sul balcone, questo sistema è un primo passo ideale.

Fonte: Lovely Greens, Instructables, Pestrazahrada.cz

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Tomas Rohlena
Tomas Rohlena

Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.

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