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Piante mortali e velenose in Repubblica Ceca che possono fare male anche al tatto

August 20, 2026 · 5 min di lettura · Tomas Rohlena
Piante mortali e velenose in Repubblica Ceca che possono fare male anche al tatto
Digitale rossa / Foto: Depositphotos
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Il rischio maggiore legato alle piante velenose spesso non nasce nella foresta pluviale tropicale, ma tranquillamente in giardino, lungo una recinzione o durante una passeggiata ai bordi delle strade. Nella natura ceca e nei parchi si trovano specie per le quali possono bastare poche bacche, una piccola quantità di semi oppure una manipolazione imprudente. Alcune tossine agiscono quasi immediatamente, altre danneggiano l’organismo in modo progressivo e i sintomi possono svilupparsi nell’arco di giorni. Proprio per questo conviene saperle riconoscere e prenderle sul serio anche quando hanno un aspetto invitante o vengono comunemente coltivate come ornamentali.

Per molte specie il problema principale è la somiglianza con frutti commestibili o il fatto che il veleno non si percepisca al gusto al primo contatto. A rischio sono soprattutto i bambini, che possono assaggiare le bacche per curiosità, e anche gli animali domestici o da allevamento. In alcune piante, inoltre, il pericolo non riguarda solo l’ingestione, ma anche il contatto con la pelle o l’inalazione di parti fortemente aromatiche.

Tasso comune: un’esca dolce che nasconde la morte

Tasso / Depositphotos
Tasso / Depositphotos

Il tasso comune è tra le conifere ornamentali più amate, piantate nei giardini e nel verde urbano. L’insidia del tasso sta nel fatto che quasi tutta la pianta è fortemente velenosa, mentre l’arillo carnoso che avvolge il seme è dolce e sembra innocuo. Proprio questo può invogliare ad assaggiarlo, ma il seme all’interno è altamente tossico per l’organismo.

L’avvelenamento può svilupparsi molto rapidamente. Compaiono nausea, capogiri, dolori addominali, vomito e diarrea. L’attività cardiaca può prima accelerare e poi rallentare in modo marcato, la pressione si abbassa, subentrano debolezza, alterazione dello stato di coscienza e, nel peggiore dei casi, arresto cardiaco. Il rischio non riguarda solo le persone: anche gli animali sono sensibili, perché perfino pochi rametti o aghi possono risultare fatali. Nel tasso è tipico che, a dosi elevate, la morte possa sopraggiungere in poco tempo, anche nell’arco di poche decine di minuti.

Ricino e ricina: uno dei veleni più potenti

Ricino / Foto: Depositphotos
Ricino / Foto: Depositphotos

Il ricino viene coltivato in Repubblica Ceca soprattutto per l’aspetto, perché appare esotico e molto decorativo. I suoi semi, però, contengono ricina, una sostanza annoverata tra le tossine vegetali più pericolose. Anche una piccola quantità può provocare un quadro grave e, rispetto ai veleni comunemente citati, l’effetto della ricina è estremamente potente.

Per un adulto viene indicata come altamente rischiosa l’ingestione di circa quindici-venti semi, mentre per un bambino possono bastarne all’incirca tre. All’inizio l’avvelenamento può ricordare una malattia comune, ad esempio stanchezza, febbre e mal di testa. In seguito, però, può verificarsi un danno serio dell’organismo, inclusi emorragie interne e insufficienza di organi importanti, come fegato e reni. Il punto più insidioso è che la morte può non arrivare subito, ma solo dopo alcuni giorni, e la persona può pensare che si tratti “solo” di una forte nausea destinata a passare.

Cicuta maggiore: un’avvelenamento che può avvenire a coscienza vigile

Cicuta maggiore / Foto: Depositphotos
Cicuta maggiore / Foto: Depositphotos

La cicuta maggiore è un’erbacea alta che, in condizioni favorevoli, può arrivare fino a diversi metri. È notoriamente pericolosa perché il rischio non è limitato alla sola ingestione. In situazioni particolari viene citata anche la possibilità di assorbimento di sostanze tossiche attraverso la pelle o disturbi dovuti all’inalazione intensa del profumo dei fiori, soprattutto durante manipolazioni poco prudenti.

La pianta contiene neurotossine che interferiscono con la trasmissione dei segnali nel sistema nervoso. Un avvelenamento grave può svilupparsi rapidamente e comporta una paralisi progressiva della muscolatura. L’aspetto più spaventoso di questo decorso è che la persona può rimanere cosciente, ma perdere la capacità di controllare il corpo. Quando vengono paralizzati i muscoli respiratori, il rischio è l’asfissia. Della cicuta si ricorda anche l’uso storico come veleno per le esecuzioni, a testimonianza di quanto, a dosi elevate, sia in grado di uccidere con certezza.

Stramonio: allucinazioni, panico e rapido collasso

Stramonio / Foto: Depositphotos
Stramonio / Foto: Depositphotos

Lo stramonio è una pianta appariscente, dai fiori vistosi, che in alcuni ambienti compare anche come inselvatichita. Contiene sostanze attive sul sistema nervoso, tipicamente atropina, iosciamina e scopolamina. Proprio questi alcaloidi sono in grado di provocare gravi alterazioni della percezione e del comportamento, cosa che in passato ha portato anche al suo uso improprio per indurre stati alterati.

L’avvelenamento si manifesta con forti allucinazioni, confusione, agitazione e panico, talvolta anche aggressività o movimenti automatici, con un aspetto simile al sonnambulismo. Sono frequenti pupille dilatate, marcata secchezza della bocca, tachicardia, arrossamento cutaneo e sudorazione. Può essere letale già l’ingestione di una sola capsula con i semi, e il collasso dell’organismo può avvenire nel giro di poche ore. Anche in caso di sopravvivenza possono comparire conseguenze a lungo termine, ad esempio disturbi psicologici persistenti.

Belladonna: bacche lucide che tolgono il respiro

Belladonna / Foto: Depositphotos
Belladonna / Foto: Depositphotos

La belladonna è tra le piante velenose più note, anche perché le sue bacche scure e lucide possono risultare invitanti. Contiene alcaloidi potenti, tra cui l’atropina, che agiscono sul sistema nervoso e possono alterare anche l’attività muscolare. Nei bambini può essere critico già un quantitativo ridotto, tipicamente poche bacche; negli adulti il rischio è associato a numeri più elevati.

I primi sintomi includono pupille dilatate, secchezza delle mucose e palpitazioni. In caso di avvelenamento più severo si aggiungono allucinazioni, febbre alta, convulsioni e, successivamente, paralisi dell’apparato respiratorio. Particolarmente velenosa è la radice, anche se non viene normalmente consumata. Un rischio interessante è la trasmissione indiretta: se la belladonna venisse brucata da pecore o capre, una parte delle sostanze potrebbe passare nel latte e provocare sintomi di intossicazione più lievi.

Digitale purpurea: una pianta bellissima e una dose pericolosa

Digitale purpurea / Foto: Depositphotos
Digitale purpurea / Foto: Depositphotos

La digitale purpurea è una pianta molto vistosa e, per molti, esteticamente affascinante, presente in natura e nei giardini. Contiene glicosidi cardiaci, cioè sostanze che influenzano in modo marcato il ritmo del cuore. L’insidia sta nel fatto che anche quantità relativamente piccole possono essere critiche per l’uomo: si cita perfino il rischio dopo l’ingestione di poche foglie.

L’avvelenamento di solito inizia con irritazione in bocca, vomito e diarrea. Gradualmente possono comparire disturbi dell’attività cardiaca, rallentamento del polso, fiato corto, capogiri e anche allucinazioni. Nei casi gravi può verificarsi arresto cardiaco in breve tempo. Una certa protezione è data dal gusto molto amaro delle foglie, che scoraggia la maggior parte delle persone. Allo stesso tempo, però, la digitale è l’esempio classico di pianta da cui, in dosi rigorosamente controllate, si ricavano farmaci usati in cardiologia: qui il confine tra medicinale e veleno è eccezionalmente sottile.

Come ridurre il rischio durante le passeggiate e in giardino

La migliore prevenzione è una combinazione di prudenza e conoscenza. Se non siete sicuri di una pianta, non assaggiate mai frutti o foglie e non lasciate che i bambini raccolgano bacche senza supervisione. Nelle piantagioni ornamentali vale la pena valutare se le specie velenose siano adatte a zone accessibili a bambini piccoli e animali. In caso di sospetta intossicazione è importante agire rapidamente, perché per alcune piante contano i minuti, mentre per altre è insidioso il ritardo con cui compaiono i sintomi.

Conoscere le specie più velenose può fare la differenza tra riportare da un’escursione solo un bel ricordo o anche un grave problema di salute.

Fonte: Centro informazioni tossicologiche, iZahrádkář, Wikipedia, Pestrazahrada.cz

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Tomas Rohlena
Tomas Rohlena

Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.

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