Contro le arvicole funzionano cinque metodi ma questo errore è meglio evitarlo
I parassiti possono far passare rapidamente la voglia di fare giardinaggio e le arvicole sono tra quelli in grado di causare grandi perdite in poco tempo. Non si tratta solo di piccole rosicchiature: quando si moltiplicano possono danneggiare prati, aiuole, frutteti e giovani alberelli. Il problema è che una parte dei danni avviene di nascosto, sotto terra, perciò spesso il giardiniere si accorge del guaio solo quando le piante appassiscono all’improvviso o deperiscono. Il successo della lotta dipende dalla dimensione del terreno, dal metodo scelto, dalla stagione e dal meteo. La soluzione migliore è combinare più interventi e fare prevenzione con regolarità.
Cinque modi per limitare le arvicole in modo efficace e delicato
Barriere fisiche come prima linea di difesa
La maggior parte delle arvicole non è un buon arrampicatore, quindi conviene impedirne l’accesso alle piante con protezioni meccaniche. Sugli alberelli giovani aiutano i manicotti per il tronco in metallo, rete o plastica rigida. È importante interrare la parte inferiore per circa 15 centimetri sotto il livello del suolo, così l’arvicola non riesce a scavare sotto. Allo stesso tempo il tronco deve avere spazio a sufficienza, perché la protezione non stringa, ed è bene controllare che il roditore non si sia nascosto proprio all’interno.
Per le aiuole dell’orto o le zone più delicate del giardino si può usare una recinzione bassa in rete metallica a maglia fine, idealmente fino a 6 millimetri. La rete dovrebbe sporgere almeno 30 centimetri fuori terra e il bordo inferiore è consigliabile interrarlo a circa 15–25 centimetri, per evitare che scavi sotto.
Come ostacolo può essere utile anche la ghiaia. Le arvicole non amano scavare in strati di pietrisco fine, quindi conviene mescolare ghiaia grossolana nelle aiuole o creare una fascia di inerte tutt’attorno. Nella messa a dimora dei bulbi, la ghiaia direttamente nella buca può ridurre il rischio che il parassita li raggiunga facilmente.
Scegliere piante che alle arvicole non piacciono
Le arvicole si nutrono di un’ampia gamma di piante, ma alcune specie di solito le evitano. Nelle zone a rischio conviene quindi piantare, per esempio, corona imperiale, narcisi, muscari, ellebori, iris, salvie o bucaneve. Non è una protezione assoluta, ma in abbinamento ad altre misure può ridurre in modo sensibile la pressione delle arvicole.
Un effetto repellente lo hanno spesso anche le piante della famiglia delle Alliacee. Gli agli ornamentali nelle bordure e le specie commestibili come aglio, cipolla o erba cipollina nell’orto possono agire da freno naturale, perché il loro aroma spesso scoraggia le arvicole dal trattenersi a lungo.
Favorire i predatori naturali
Un giardino che offre condizioni adatte ai nemici naturali delle arvicole tende a essere più stabile e meno soggetto a infestazioni. Aiuta quando nei dintorni possono cacciare gufi, rapaci, volpi o anche serpenti utili. L’obiettivo non è attirare predatori a ogni costo, ma creare un ambiente in cui abbiano la possibilità di comparire di tanto in tanto e, cacciando, ridurre il numero di arvicole.

Repellenti per rendere l’ambiente meno accogliente
I repellenti funzionano rendendo sgradito alle arvicole il cibo o l’area, così preferiscono spostarsi altrove. Possono essere liquidi o granulari e spesso contengono sostanze come olio di ricino, citronella, menta, cedro, timo, aglio o componenti piccanti. L’applicazione ha senso soprattutto dove c’è attività recente e va sempre seguita l’indicazione del produttore.
Un principio simile si può ottenere anche con una miscela fatta in casa a base di aglio, cipolla, menta pestata, pepe di Cayenna o peperoncino. Di solito si diluisce con acqua, eventualmente con un po’ di sapone, e si distribuisce con uno spruzzatore. Dopo la pioggia bisogna ripetere il trattamento, altrimenti l’effetto svanisce rapidamente.
Cattura non cruenta quando il focolaio è piccolo
Se la presenza è limitata a una piccola parte del terreno, si possono utilizzare trappole a cattura viva. In genere danno risultati migliori più trappole rispetto a una o due soltanto, perché le arvicole si muovono lungo una rete di piste e potrebbero non imbattersi proprio in un’unica esca. Le trappole si posizionano lungo i passaggi e vicino agli ingressi delle tane, e come esca può andare bene per esempio il burro di arachidi. Il controllo dovrebbe essere quotidiano. L’eventuale rilascio degli esemplari catturati va gestito secondo le regole e le possibilità locali, per evitare violazioni.
Quando ha senso chiamare un professionista
Se serve un intervento rapido, se la superficie è grande o il giardino è fortemente colpito, spesso è efficace rivolgersi a un servizio professionale. Una volta ridotta la popolazione e impostate le misure di protezione, la manutenzione successiva e la prevenzione in genere si riescono a gestire anche in autonomia.
Cosa è meglio evitare nella disinfestazione
Veleni ed esche con sostanze tossiche
I veleni chimici e le esche avvelenate sono un rischio non solo per le arvicole, ma anche per gli animali domestici e la fauna selvatica utile. Particolarmente pericoloso è l’avvelenamento secondario, quando rapaci o gufi mangiano un animale avvelenato. Una soluzione del genere può danneggiare l’ambiente circostante e, nel lungo periodo, peggiorare l’equilibrio naturale del terreno.
Interventi poco efficaci
Sono spesso considerate problematiche anche pratiche come affumicare le tane, allagare le gallerie o usare vari dispositivi elettromagnetici o a ultrasuoni. Nella pratica spesso non garantiscono un risultato stabile, oppure funzionano solo per poco e le arvicole trovano un’altra via.
Misure di sicurezza quando si lavora nelle zone colpite
Le arvicole di solito evitano l’uomo, ma possono comunque trasmettere alcune malattie. Il rischio è il contatto con urina e feci, oppure con parassiti come le zecche che possono essere presenti nell’ambiente. Quando si lavora in aree con attività di arvicole, è prudente usare scarpe chiuse e guanti di gomma e, dopo gli interventi sul terreno, rispettare le normali norme igieniche.
Come riconoscere i danni, ripararli e prevenire il ritorno
Segni tipici della presenza di arvicole
Le arvicole creano un’ampia rete di gallerie superficiali, larghe in genere circa 5 centimetri. I più evidenti sono gli ingressi delle tane e i sentieri battuti che collegano le singole aperture. Queste piste possono essere in parte nascoste nell’erba o sotto le piante tappezzanti.
I danni si producono sia sopra sia sotto terra. Scavando rosicchiano radici e bulbi; in superficie attaccano steli e foglie. Nel prato compaiono strisce secche e chiazze spoglie lungo i loro percorsi e nelle aree dove si nutrono dei fili d’erba. Altri segnali sono piccoli escrementi, piste fresche con erba tagliata o calpestata e piante che, senza un motivo evidente, appassiscono all’improvviso.
Su alberi e arbusti cercate rosicchiature alla base del tronco e possibili danni alle radici. Una forte compromissione dell’apparato radicale può manifestarsi con disseccamento della chioma o con inclinazione della pianta. Restano attive anche in inverno, quando sotto la neve rosicchiano radici, bulbi e corteccia: per questo l’entità reale dei danni spesso si vede solo dopo il disgelo.
Come riparare i danni
I danni più evidenti si notano in primavera, quando le arvicole sono molto attive. Molte piante riescono a riprendersi se si riesce a contenere la popolazione. Aiuta rompere piste e tane con vanga o motozappa, in modo che l’ambiente diventi meno invitante per altri individui. Nel prato conviene rastrellare via il feltro e la massa secca e riseminare le zone spoglie, così la superficie si richiude più rapidamente.
La prevenzione che ha più senso
Una prevenzione efficace si basa sul fatto che il giardino non deve offrire alle arvicole troppo riparo. Questi roditori si sentono al sicuro nella vegetazione fitta, che li protegge dai predatori, e al contrario evitano di muoversi su spazi aperti.
Conviene mantenere ordine, tagliare regolarmente il prato, limitare le infestanti, rastrellare le foglie e sfoltire gli arbusti. Attorno alle aiuole aiutano fasce pulite, senza disordine e residui vegetali, dove le arvicole fanno più fatica a nascondersi.
Per gli alberelli giovani è utile mantenere più libera l’area intorno al tronco e non esagerare con una pacciamatura troppo spessa, che offre riparo. Spesso basta un cerchio di circa 120 centimetri con meno copertura, perché le arvicole non amano alimentarsi a lungo in uno spazio aperto. Per gli alberi da frutto è importante raccogliere i frutti caduti, così da non attirare i parassiti.
La pulizia conviene anche sotto le mangiatoie per uccelli. I semi sparsi attirano non solo le arvicole ma anche altri visitatori indesiderati, quindi è bene pulire regolarmente l’area.
Arvicole in breve e senza giri di parole
Che cos’è l’arvicola e com’è fatta
Le arvicole sono piccoli roditori spesso confusi con i topi. Sono parenti, per esempio, di criceti e lemming e hanno un corpo più tozzo, orecchie più tonde e un pelo fitto di colore dal marrone al grigio fino al nero. Gli adulti possono misurare circa 13–20 centimetri, coda compresa. Possono riprodursi durante tutto l’anno, ma soprattutto in primavera e in estate, ed è proprio la rapidità di riproduzione il motivo per cui da una piccola presenza può nascere in breve tempo una grossa infestazione. La loro vita è breve, spesso solo pochi mesi fino a circa un anno.
Dove si trovano più spesso
Preferiscono spazi aperti erbosi e margini dei campi, ma si spostano facilmente anche nei giardini, soprattutto nelle aree periurbane e nei terreni a ridosso di zone naturali. Di norma non entrano nelle case. Sotto la superficie costruiscono gallerie superficiali dove si nutrono e nidificano, ma parte del tempo la trascorrono anche all’aperto. Possono essere attive tutto l’anno.
Cosa mangiano le arvicole
Sono soprattutto erbivori, con una preferenza per i fili d’erba e le foglie delle graminacee. Tuttavia rosicchiano volentieri anche radici, bulbi e tuberi. In autunno e in inverno, quando c’è meno alimento verde, si concentrano di più su corteccia e radici di alberi e arbusti. Occasionalmente possono sfruttare anche altre risorse, come ortaggi, frutta, semi o frutta secca.
Arvicola vs talpa
Questi due “ospiti” vengono confusi per via dei tunnel e del nome simile, ma le tracce sono diverse. La talpa scava gallerie più profonde e lascia i tipici cumuli di terra, mentre l’arvicola di solito non forma monticelli. La talpa si nutre di lombrichi e insetti e ha zampe anteriori fortemente adattate allo scavo, un muso allungato e occhi piccoli. L’arvicola invece assomiglia di più a un topo e si concentra soprattutto sulle piante.
Arvicola vs topo
I topi tendono ad avere occhi e orecchie più grandi e un muso più appuntito. L’arvicola appare più compatta e tozza, mentre il topo è più snello. La differenza si nota anche nella coda: nel topo di solito è quasi lunga quanto il corpo, mentre nell’arvicola è più corta.
Fonte:Garden Design, The Spruce , Pestrazahrada.cz
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