Come allontanare la faina da soffitta e auto senza finire nei guai con la legge
La faina può sistemarsi in soffitta, sotto il tetto, in una rimessa e perfino nel vano motore dell’auto. Di solito danno fastidio i rumori notturni, l’odore e i danni all’isolamento, ai cavi o al pollame. È importante sapere che potete allontanarla dall’area e mettere in sicurezza l’immobile, ma non potete avvelenarla, spararle né catturarla con una trappola a scatto. Dal punto di vista legale si tratta di fauna selvatica, e cattura o abbattimento hanno regole precise.
In pratica funziona meglio la cosiddetta protezione a strati. Prima si rende sgradevole la permanenza con repellenti odorosi e dispositivi dissuasori, poi si controllano e si chiudono meccanicamente tutti gli accessi. Scacciare l’animale senza sigillare i varchi è quasi sempre solo una soluzione temporanea.
Come capire se si è insediata proprio una faina
Un segnale tipico è un forte calpestio, graffi e trascinamento di oggetti, di solito di notte tra le 22 e le 4. I rumori di topi o ratti, in confronto, sono più leggeri e assomigliano più a fruscii. In soffitta si aggiungono tracce nell’isolante, lana minerale tirata fuori a formare corridoi, cavi rosicchiati e talvolta resti di prede. Spesso si avverte un odore pungente di urina.
Al pollaio il problema si nota da pollame morto, spesso più capi insieme, con ferite su testa e collo e piume sparse. In auto, il primo campanello d’allarme è spesso un guasto e, subito dopo, la scoperta di cavi morsicati o coibentazione strappata nel vano motore.
Aspetto della faina, impronte e feci come prova certa
La faina è un carnivoro snello, grande più o meno come un gatto piccolo, in genere con pelliccia bruna, pettorina bianca e coda folta. Presso gli edifici si incontra più spesso la faina. Le sue feci hanno di solito l’aspetto di un cilindro scuro allungato, leggermente attorcigliato, lungo circa alcuni centimetri e spesso assottigliato a punta. Se si sbriciolano, si trovano peli, piume, ossicini o resti di bacche, perché la faina è onnivora.
È tipico anche che depositi le feci ripetutamente negli stessi punti, per esempio vicino all’ingresso, sulle travi, sulla scala che porta in soffitta, su un muretto, vicino al compost o perfino sul cofano dell’auto. Le impronte hanno cinque dita con unghie visibili e ricordano una piccola manina, spesso in coppie sfalsate in diagonale, perché la faina si muove a balzi.
Dissuasori e repellenti odorosi possono aiutare, ma vanno scelti bene

Un dissuasore a ultrasuoni può allontanare la faina, ma contano qualità e impostazioni. Hanno senso gli apparecchi che cambiano automaticamente segnale, oppure combinano il suono con un lampeggio di luce. A un tono uniforme l’animale spesso si abitua in fretta e l’effetto cala. È altrettanto importante una portata adeguata alle dimensioni della soffitta, del garage o dell’area esterna.
Gli spray contro le faine sono utili soprattutto dove l’animale danneggia con i denti. Su cavi, tubi e travi creano uno strato che infastidisce la faina per odore e sapore. Dopo la pioggia o dopo il lavaggio del motore, però, la protezione va ripristinata. Il “recinto” olfattivo funziona come un confine invisibile che la faina tende a non oltrepassare e si usa attorno a casa, al recinto o al pollaio. Considerate comunque che i repellenti sono un supporto: la chiusura delle vie d’accesso resta la cosa decisiva.
Faina in soffitta e sotto il tetto: perché entra e come intervenire
La faina cerca un luogo asciutto e caldo, sicuro e poco accessibile. Nelle case si trasferisce più spesso in autunno e in inverno, quando cerca un ricovero per svernare, e in primavera, quando la femmina alleva i piccoli. Riesce a passare attraverso fessure sorprendentemente piccole e si arrampica senza grandi difficoltà lungo il pluviale, l’intonaco o il parafulmine. A volte arriva sul tetto anche con un salto da un ramo.
Tre passaggi che hanno senso
Per prima cosa trovate il punto d’ingresso. Di giorno ispezionate la soffitta e i bordi del tetto: cercate luce che filtra, sottotetto rovinato, fessure in colmo, vicino a camino o timpano, e anche tracce untuose del pelo intorno al foro. Poi scacciate la faina. Aiuta una combinazione di dissuasore, repellente odoroso, luce e rumori disturbanti: l’obiettivo è farle abbandonare la tana da sola. Solo dopo si passa alla chiusura meccanica dei varchi, altrimenti c’è il rischio che l’animale resti intrappolato all’interno.
L’errore più comune è chiudere dentro i piccoli
Da marzo a luglio procedete con particolare cautela. All’inizio i piccoli non lasciano la tana, mentre la femmina caccia di notte. Se chiudete il varco senza essere certi che lo spazio sia vuoto, potete rinchiudere inconsapevolmente i piccoli. Questo porta alla loro morte, a un forte odore nella struttura e la femmina spesso cercherà di rientrare da un’altra parte.
Come mettere in sicurezza il tetto perché la faina non torni
Fessure e passaggi vanno risolti con lamiera o rete zincata a maglie strette. La schiuma di montaggio e il polistirene non sono una soluzione: la faina li rosicchia rapidamente. Aiuta anche una fascia liscia (manicotto) sul pluviale a un’altezza superiore ai 2 m e la potatura dei rami in modo che non siano a distanza di salto dal tetto. Dopo l’intervento conviene controllare ancora per alcune settimane che non sia rimasta qualche fessura non vista.
Faina in giardino: meno cibo e meno rifugi significano meno visite
In giardino la faina arriva soprattutto per il cibo e, allo stesso tempo, cerca rifugi sicuri. Aiuta chiudere bene il compost e non inserirvi scarti di origine animale, raccogliere regolarmente la frutta caduta e pulire gli avanzi di mangime se allevate animali. Per lei sono rifugi anche una catasta di legna, lo spazio sotto una terrazza o una rimessa lasciata socchiusa: anche qui ha senso chiudere i varchi e tenere gli annessi ben chiusi.
La faina può essere anche utile perché caccia i roditori, ma può distruggere tubi o cavi delle attrezzature da giardino e lasciare feci in punti rialzati. Intervenite per tempo, soprattutto quando inizia a marcare punti fissi o si sposta dal giardino aperto verso un edificio. Un dissuasore da esterno e un “recinto” olfattivo possono aiutare come complemento alla gestione dell’ambiente.
Faina e pollaio: se entra, i danni possono essere importanti
Il pollaio deve essere costruito per resistere a strattoni, arrampicate e passaggi attraverso fessure. È fondamentale una rete elettrosaldata robusta a maglie strette, porticine ben assicurate e protezione contro lo scavo. Un punto debole è spesso anche il “tetto” del recinto, perché la faina sa entrare dall’alto e si arrampica sulla rete senza problemi.
Va considerato che in uno spazio chiuso la faina può uccidere più capi di quanti ne porti via o ne mangi davvero. Per questo ha senso non lasciare all’esterno di notte avanzi di mangime e uova che la attirano, e integrare la protezione con un repellente o un recinto olfattivo attorno al recinto.
Faina in auto: prima eliminare gli odori, poi proteggere i cavi
Il vano motore attira la faina per calore e riparo. Il danno più frequente sono i cavi tranciati, ma può rovinare anche tubi, cuffie o strappare l’isolante per farne un giaciglio. Funziona bene un approccio in tre passi. Prima lavate il motore per eliminare le marcature odorose. Poi trattate cavi e tubi con uno spray contro le faine. Infine è utile aggiungere un dissuasore compatto a batteria nel vano motore, oppure sistemi specifici che scoraggiano l’animale con un lieve impulso al contatto. Se potete, parcheggiare in un garage chiuso riduce molto il rischio.
Cattura, veleno e legge: cosa è consentito e quando chiamare i professionisti

Le trappole a cattura viva si trovano in commercio, ma piazzarle per una faina non è una normale attività “fai da te”, perché la cattura di fauna selvatica è considerata attività venatoria. Allo stesso modo non è consentito uccidere la faina o trasportarla e liberarla altrove di propria iniziativa. Se la faina torna anche dopo la messa in sicurezza, la soluzione più lineare è spesso contattare una ditta specializzata, che gestisca la cattura nel rispetto delle norme. Un’altra possibilità è rivolgersi all’ufficio competente, che può autorizzare la procedura e incaricare una persona abilitata.
Il veleno per faine è fuori discussione. Le esche avvelenate sono vietate e, oltre ai problemi legali, c’è il rischio di avvelenare animali domestici o mettere in pericolo i bambini. Inoltre una faina avvelenata può morire in una parte inaccessibile del tetto: il risultato è un odore che dura settimane e una ricerca complicata della fonte.
Regole pratiche che fanno risparmiare tempo e nervi
Partite sempre dal capire da dove passa l’animale e chiudete lo spazio solo dopo averlo allontanato. Combinate più misure, perché una sola spesso non basta. Sul tetto puntate su lamiera e rete di qualità, non sulla schiuma. Nel pollaio considerate l’attacco dall’alto e dal basso e usate chiusure robuste. In auto pensate alle marcature odorose, altrimenti potrebbe comparire presto un’altra faina. Se si tratta di un condominio o di un immobile non vostro, concordate sempre la procedura con amministratore o proprietario, così l’intervento sarà corretto sia dal punto di vista legale sia tecnico.
Fonte: Colorado State University Extension, Backyard and Small Flock Poultry, Zákony pro lidi, Pestrazahrada.cz
Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.
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