Un bellissimo arbusto che rovina il raccolto di pere ai vicini, ma che per ora si può ancora coltivare
Il ginepro cinese è tra le conifere ornamentali più amate nei giardini cechi. A prima vista è un arbusto discreto e decorativo, che sta bene sia nei giardini anteriori sia accanto alle case. Proprio questa pianta, però, può rappresentare un rischio serio per i peri in un ampio raggio. Nei suoi rami, infatti, sverna un fungo che provoca la ruggine del pero, una malattia in grado di danneggiare in modo significativo foglie, frutti e la vitalità complessiva degli alberi.
In primavera, sulle parti infette del ginepro si formano vistose escrescenze arancioni e gelatinose. Queste producono spore che il vento disperde facilmente nell’ambiente circostante. Non appena arrivano sulle foglie giovani o sui frutticini dei peri, l’infezione prende avvio. Il risultato può essere una forte riduzione della superficie fogliare, deformazioni dei frutti, peggioramento della qualità e un raccolto sensibilmente inferiore. In caso di attacchi ripetuti e intensi, gli alberi possono indebolirsi a tal punto da subire danni anche durante un inverno più rigido.
Le spore si diffondono ben oltre i confini della proprietà
Il problema di questa malattia è che non resta confinata a un solo giardino. Le indicazioni tecniche riportano che i ginepri ospiti dovrebbero trovarsi ad almeno duecento metri dai peri, idealmente cinque cento; nella pratica, però, si vede che può non bastare. I servizi fitosanitari esteri avvertono che, con una forte pressione d’inoculo, il rischio può persistere anche a distanze maggiori e sono stati registrati casi di infezione persino a diversi chilometri dalla fonte.
Questo mette i coltivatori di pere in una posizione molto sfavorevole. Anche curando al meglio i propri alberi e non avendo in casa alcun ginepro a rischio, non possono influenzare le scelte di impianto dei vicini, del verde pubblico o di altri terreni privati. Un solo arbusto infetto nei dintorni può quindi causare problemi ricorrenti stagione dopo stagione.
Il divieto non arriva e lo Stato interviene solo in modo minimo
Nonostante il ginepro cinese possa arrecare danni importanti ai fruttiferi, la normativa ceca non ne limita in modo generale la coltivazione. A differenza delle specie inserite nell’elenco UE degli organismi invasivi, non si applicano né il divieto di possesso né l’obbligo di eliminazione. Non è nemmeno un caso in cui scatti automaticamente un rigido regime fitosanitario. Inoltre, l’agente della ruggine del pero non rientra tra gli organismi per i quali sia prevista un’eradicazione obbligatoria.
Ne deriva un contrasto evidente. Per alcune altre piante esotiche, la coltivazione può comportare sanzioni elevate e lo Stato pretende una rimozione scrupolosa. Per il ginepro, che può causare gravi danni economici a frutticoltori e orticoltori amatoriali, un analogo divieto generalizzato non esiste.
Il coltivatore danneggiato ha solo possibilità limitate
Se il proprietario di un frutteto o di un giardino vuole affrontare la situazione, in sostanza gli resta solo la via civilistica. Può richiamarsi alle disposizioni del codice civile sulle immissioni, cioè sulle interferenze provenienti dal fondo vicino che limitano in modo eccessivo l’uso normale del proprio bene. Nella pratica, tuttavia, una controversia di questo tipo è molto difficile.
Il motivo è semplice. Le spore viaggiano nell’aria e possono superare centinaia di metri e perfino alcuni chilometri. Dimostrare che proprio quel ginepro di un determinato giardino abbia causato il danno a uno specifico pero o a un frutteto è estremamente complesso. Senza prove convincenti, la tutela del danneggiato è debole e spesso tutto si riduce a discussioni tra vicini.
La prevenzione tempestiva è la cosa più importante

Il periodo decisivo va di solito da metà aprile a metà maggio, spesso in piena fioritura del pero. Il tempo umido e la pioggia favoriscono in modo marcato la diffusione dell’infezione. Per questo la protezione deve arrivare prima che la malattia si sviluppi pienamente.
Gli esperti raccomandano soprattutto misure preventive e meccaniche. Tra queste rientrano la potatura tempestiva dei rami di ginepro colpiti e rigonfi, oppure la copertura degli arbusti, nel periodo di rilascio delle spore, con un tessuto idoneo. La difesa chimica del pero è possibile solo in misura limitata e va impostata in prevenzione, di solito in collegamento ai trattamenti contro la ticchiolatura. Inoltre, alcuni prodotti non sono destinati ai comuni hobbisti, ma esclusivamente ai professionisti.
La situazione è complicata anche dal fatto che la difesa biologica, sotto forma di prodotti registrati, praticamente manca. Ai coltivatori domestici spesso non resta che scegliere varietà di pero più resistenti e cultivar di ginepro meno suscettibili. Anche così, però, il problema non si risolve del tutto se la fonte d’infezione si trova fuori dalla propria proprietà.
L’arbusto ornamentale diventa un problema di vicinato a lungo termine
La ruggine del pero mostra quanto un impianto ornamentale comune possa incidere sui giardini e sui frutteti circostanti. Un solo arbusto, che per il proprietario è soltanto un elemento estetico, per chi coltiva peri può significare perdite annuali e una raccolta incerta. Poiché la legge gestisce situazioni del genere solo in modo molto limitato, la principale difesa resta l’informazione, la prevenzione e la disponibilità alla collaborazione tra vicini.
Finché non esisterà una regola più chiara o una protezione più efficace, le conseguenze della diffusione della ruggine del pero ricadranno soprattutto su chi coltiva i peri, non su chi ha piantato il ginepro ospite.
Fonte: RHS, Gardenia, Pestrazahrada.cz
Amante della natura, del giardino e di tutto ciò che si muove, fiorisce o cresce. Coltiva letteralmente di tutto, dalle erbe aromatiche alle specie rare, e con lo stesso piacere si prende cura degli animali. Nel suo lavoro unisce le tecnologie moderne con i metodi collaudati della nonna e si rallegra quando entrambe le strade portano allo stesso obiettivo.
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